Biblioteche e parole tra reale e virtuale

J.L. Borges nel suo racconto La biblioteca di Babele immaginava una biblioteca gigantesca, anzi infinita, un labirinto in cui le parole componevano tutti i libri possibili. Ma uno spazio così, una massa di segni senza limiti non può che portare alla vertigine per uno mondo che non si può afferrare. Quando Borges lo scrisse nel 1941 questa era finzione, una fiction che seguiva tutti i fantasmi dello scrittore: specchi, labirinti e biblioteche… Dopo quasi ottant’anni con quella Babele dobbiamo fare i conti: un universo virtuale di informazioni, parole e racconti di cui non abbiamo le mappe e non scorgiamo i confini. In una galassia così vasta e confusa le biblioteche non sono solo le custodi scrupolose e pazienti, ma anche i fari della navigazione, e il bibliotecario un esploratore senza la cui guida – logica, personale, intuitiva o virtuale che sia – ciascuno di noi rischia di perdersi.

G. Scianna

Scrittore 

 

 

 

Giorgio Scianna è nato nel 1964 a Pavia, dove vive, lavorando a Milano. Per Einaudi ha pubblicato i romanzi Fai di te la notte (2007, vincitore del Premio Comisso), Diciotto secondi prima dell’alba (2010), Qualcosa c’inventeremo (2014), il fortunato La regola dei pesci (2017, vincitore del Premio internazionale di letteratura Città di Como) e Cose più grandi di noi (2019). Nel settembre 2011, ha pubblicato il saggio Narrativa italiana oggi: istantanee e confini (“Io scrivo” – RCS – Corriere della Sera). Ha collaborato per anni con la rivista Linus tenendo la rubrica Il luogo del delitto, dedicata al rapporto tra storie e luoghi. È autore del testo teatrale La palestra (2011), portato in scena con la regia di Veronica Cruciani.